Biodanza e riarmonizzazione
del gesto: ipotesi neurofisiologiche

Marco Guidi (1), Giovanna Censi (2)
Unità Operativa di Neurologia(1) – Unità Operativa
di Riabilitazione (2),
Ospedale Geriatrico, INRCA-Ancona
(IV Congresso Nazionale Parkinson Italia,
Viareggio, 22-23 aprile 2004)

Introduzione
La malattia di Parkinson (MP) è una patologia degenerativa neurologica che specie nelle fasi avanzate si complica con instabilità posturale ed alterazioni della marcia. Queste complicanze sono responsabili di un aumentato rischio di cadute stimabile tra il 58% e il 70% per il paziente parkinsoniano, le cui conseguenze non fanno che aggravare la disabilità e il deficit motorio già esistente.
Alcuni studi (1, 2) sulla progressione naturale dei principali sintomi e segni che caratterizzano la MP, mettono in evidenza come alcuni aspetti quali il tremore, la rigidità e la micrografia continuano ad avere una buona risposta alla levodopa nel corso degli anni, mentre il linguaggio, i riflessi di postura e la marcia presentano un peggioramento che è indipendente dal trattamento farmacologico. Questo suggerisce l'utilizzo di terapie neuroriabilitative da affiancare alla terapia medica classica in grado di contrastare l'evoluzione della disabilità di questi pazienti applicando non solo tecniche riabilitative comuni ma, soprattutto, sviluppando un approccio di tipo sociale e multidimensionale per il malato. 
In quest'ottica la danzaterapia sembra la risposta più adeguata a tali requisiti in quanto, essendo una terapia di gruppo, permette di superare l'isolamento sociale, di confrontarsi con persone che hanno il medesimo problema e al tempo stesso consente di "conoscere" i propri limiti e la vasta gamma delle tipologie di movimento armoniosamente accompagnate da musiche dai diversi ritmi e melodie. Questo approccio terapeutico mette i componenti del gruppo nella condizione di "riscoprire" schemi di movimento, che la MP ha contribuito a cancellare, in un contesto ricco sia di facilitazioni che di emozioni: "…Tale sperimentazione motoria realizza spontaneamente la funzione motoria più importante: la sicurezza di sé, come capacità di accomodamento nella realtà" (3)

Fisiopatologia
Nel soggetto normale i movimenti complessi nascono da una programmazione centrale che viene adattata da un feedback propriocettivo continuo, questo si avvale di informazioni sensoriali provenienti dai riflessi di stiramento, dai recettori di carico e di posizione delle principali articolazioni. Non vanno dimenticati altri aspetti importanti che sono svolti dalla visione, dal sistema vestibolare e dalla capacità attentiva. Nell'analisi della postura di pazienti con MP si ritiene che l'instabilità sia dovuta principalmente ad una simultanea co-contrazione di muscoli fra loro antagonisti e dalla impossibilità di modificare le risposte posturali alle diverse condizioni cliniche, mentre le alterazioni della marcia derivano da un difetto di integrazione delle informazioni propriocettive con i gangli della base a cui si associa nel caso della MP un difetto di percezione visiva e un difetto dei recettori di carico dei muscoli estensori delle gambe.

Strategie diagnostiche nella valutazione dei disturbi dell'equilibrio
E' ormai noto che le possibilità di trattamento farmacologico in grado se non di risolvere almeno di migliorare il rischio cadute e freezing siano piuttosto scarse, questo presuppone una complessità sulla genesi di questi sintomi che non coinvolgono esclusivamente l'aspetto motorio, ma sono profondamente influenzati dalla condizione psicoaffettiva ed emotiva, nonché dall'integrità delle funzioni cognitive. L'approccio terapeutico riabilitativo rimane pertanto in queste situazioni quello più rilevante in attesa di una maggiore comprensione sull'eziopatogenesi della malattia stessa, ma affinché si possa esprimere un giudizio sulla validità di queste forme riabilitative sono necessari ulteriori studi che, attraverso anche metodiche strumentali, siano in grado di quantificare i dati di variazione della psicomotricità del paziente al fine di validarne i risultati.
Per questo scopo ormai da tempo presso il nostro centro dei disturbi del movimento studiamo i pazienti con MP mediante un sistema 3-D di studio della postura e della marcia in grado di fornire un profilo del paziente correlato alla gravità della malattia. L'analisi strumentale consente inoltre di formulare ipotesi neurofisiologiche, di monitorare l'evoluzione clinica e di quantificare i risultati di una terapia sia essa farmacologica o riabilitativa. 
I dati ottenuti dalla "gait analysis" e dall'analisi della postura sia statica che dinamica hanno dato in questi pazienti le basi per avviare un trattamento sperimentale rieducativo di danzaterapia presso il nostro centro (4, 5).

Aspetti applicativi della biodanza di tipo sperimentale
Gli aspetti maggiormente tenuti in considerazione sono stati: la riarmonizzazione posturale intesa come miglioramento del rapporto fra i vari segmenti corporei (capo, tronco e arti) e dei parametri di ampiezza articolare, il rinforzo dei riflessi di postura con l'acquisizione di nuovi schemi motori da utilizzare nelle condizioni di destabilizzazione, la rieducazione del ciclo del passo correggendo la lunghezza, la base e il tempo di appoggio, la normalizzazione muscolare che prevedeva esercizi di allungamento (stretching). Tutto questo era inserito in ciascuna delle sedute di danzaterapia che rispetto alla consueta modalità di trattamento riabilitativo introduce altri aspetti che coinvolgono parametri quali la spazialità, l'intensità e la temporalità del gesto motorio. Questo è reso più fluido dalla musicalità, dall'immagine e dall'espressività gestuale.
Il trattamento ha riguardato 30 pazienti affetti da MP per un periodo di 20 settimane. La scelta di questo approccio terapeutico è scaturita soprattutto dalla complessità sintomatologica del paziente parkinsoniano che, come abbiamo più volte affermato, presenta in molti casi non solo una compromissione motoria, ma anche delle funzioni cognitive che nel caso specifico influenzano negativamente gli episodi di freezing e aggravano il rischio cadute. Pertanto la danzaterapia si inserisce perfettamente in questo ambito poiché come scopo si prefigge la presa in carico globale del paziente e non si limita al trattamento del sintomo motore. I nostri dati mostrano un miglioramento non solo motorio delle scale UPDRS e New York Rating Scale (fig. 1), ma anche delle scale di autonomia, della GDS e della PDQ 39. Il limite di questa terapia è dato dalla perdita, alcune volte rapida, dei benefici a cui si può sopperire prolungando il numero delle sedute che nel caso di terapie di gruppo presentano costi relativamente contenuti. Questo in termini di economia sanitaria rappresenta un risparmio svolgendo un'azione di prevenzione sulle complicanze anche severe a cui possono andare incontro questi pazienti. Nell'ultimo anno abbiamo pertanto prolungato il numero delle sedute di danzaterapia, riuscendo a garantire un incontro di un'ora al giorno tutti i giorni della settimana e abbiamo potuto accogliere, in due gruppi omogenei per gravità, un elevato numero di pazienti.

Conclusioni
L'approccio usato presso il nostro centro è il risultato della sintesi rigorosa tra l'utilizzo dei dati sullo studio del movimento e la proposta terapeutica che non dimentica mai il valore della relazione umana e dell'emotività, strumenti utili a rafforzare l'aspetto esecutivo del movimento e del gesto. Nel programma riabilitativo applicato abbiamo trovato estremamente interessante il racconto sulle attività abituali di vita quotidiana dei nostri pazienti, i loro suggerimenti e le loro osservazioni che hanno rappresentato una parte importante delle indicazioni significative per il nostro lavoro di riabilitatori. Alcuni dei nostri pazienti sono riusciti a migliorare la loro qualità di reazione alla caduta, altri hanno mantenuto i miglioramenti sulla attività abituali di vita quotidiana, molti possiedono un tono dell'umore buono e manifestano progettualità nei confronti della propria vita. 
I dati ottenuti dal nostro studio ci hanno consentito di fare alcune ipotesi sulla capacità di memorizzazione degli esercizi posturali e su come i malati di Parkinson, non potendo utilizzare le vie degli automatismi, in quanto in progressiva degenerazione, possano, nelle fasi intermedie di malattia ed in mancanza di gravi disturbi cognitivi, riapprendere certi patterns di movimento e rievocarli in situazioni di necessità. Così, ad esempio, in una condizione di sbilanciamento importante e improvvisa, la caduta per i pazienti Parkinsoniani risulta spesso inevitabile dato che solo la velocità delle reazioni automatiche potrebbe contrastarla ma, è altrettanto importante ricordare che, in situazioni in cui ci sia il tempo di una rievocazione mnesica di una sequenza motoria e di una attivazione volontaria della stessa ciò comporterebbe l'attivazione di strategie di evitamento.
Questa osservazione potrebbe dare grande rilevanza all'introduzione di esercizi di sbilanciamento in un programma riabilitativo consentendo ai pazienti di mantenere sempre viva in memoria l'esatta sequenza motoria per contrastare le perdite di equilibrio.
Purtroppo dimostrare quanto incida la componente cognitiva rispetto alle semplici modificazioni muscolari e articolari nei miglioramenti motori dei pazienti risulta assai difficile poiché si tratta di parametri non quantificabili.
Prendere atto, comunque, di una possibile componente cognitiva oltre che muscolo-scheletrica alla base dei miglioramenti motori dei pazienti del nostro studio è, di per sé, un elemento che costituisce sicuramente un nuovo punto di partenza per un trattamento ancora più mirato ed efficace per la MP.
Nella nostra esperienza la danzaterapia sembra essere un approccio molto utile alla MP, poiché è capace di far dimenticare ai pazienti di essere malati e permette loro di esprimersi liberamente e di andare oltre quei limiti che la consapevolezza di essere malati fa sembrare insuperabili.
E' questo che probabilmente sta alla base dei miglioramenti ottenuti nel nostro studio, con ciò non si ha la presunzione di affermare di aver trovato il giusto programma terapeutico per la MP ma, un approccio che permetta di inserire continuamente esercizi specifici e mirati in un contesto che sicuramente ne facilita l'esecuzione e l'apprendimento. La particolare relazione che si viene a creare tra terapeuta e paziente consente, inoltre, un continuo scambio di informazioni utili a variare in meglio i programmi riabilitativi e ad arricchire umanamente chi ne prende parte.

 

STUDI SPERIMENTALI
SUGLI EFFETTI DELLA PRATICA
DELLA BIODANZA

Nel 1997 Alejandra Villegas (Argentina) e Markus Stueck (Germania) insieme ai direttori della scuola di Biodanza di Buenos Aires Raul Terren e Veronica Toro sviluppano il progetto di studio dei meccanismi di psicologia e medicina dello stress relativamente al sistema Biodanza. Il progetto sperimentale è stato seguito dalla facoltà di Bioscienze dell’Università di Lipsia e dal 2003 vi ha preso parte anche il Zentrum fuer Bildungsgesundheit di Lipsia.

Vi hanno collaborato anche la Facoltà di Piscologia dell’Univesità e l’Istituto di Immunologia di Lipsia, l’Istituto di ricerca sullo Stress di Berlino, la Facoltà di Psicologia dell’Università Abierta Interamericana di Buenos Aires Argentina e il Mozarteum – Centro di Ricerche Musicali di Salisburgo. Si è svolto in due fasi (1998-1999 a Buenos Argentina e 2001-2003 a Lipsia e Colonia in Germania, hanno partecipato più di 400 persone (rispettivamente 150 e 250 nelle due fasi). Sono stati adottati modelli di controllo con altre discipline (yoga, aerobica).

Lo studio ha analizzato con diversi parametri psicologici, fisiologi, immunologici ed endocrinologici diversi gruppi di partecipanti a gruppi settimanali di Biodanza (durata di alcuni gruppi 10 incontri oppure di circa 9 mesi (4 incontri mensili) e partecipanti a seminari intensivi di 2 giorni. In seguito sono stati avviati altri studi su gruppi di pazienti in psicoterapia, di insegnanti di scuola e gruppi di anziani residenti in casa protetta in Germania .

Sono stati studiati modelli dell’attivazione del sistema simpatico, processi di regolazione del sistema neuro emozionale e i sistemi di protezione del sistema vegetativo-emozionale che hanno evidenziato significativi miglioramenti dell’umore e della vitalità. Gli effetti della pratica della Biodanza sul sistemi immunologici ed endocrinologi dei partecipanti (tramite la rilevazione dell’immunoglobulina secreta e dei leucociti, anticorpi e di ormoni come il cortisolo, l’adrenalina , corticotropina, adrenocorticotropo) forniscono interessanti indicazioni sul potenziamento del sistema immunitario.

Ulteriori indagini sono state eseguite mediante test su effetti psicologici e fisiologici utilizzando questionari su cambiamenti comportamentali ed esperienziali oltre a test di rilassamento in tre fasi e test su pressione sanguigna, resistenza della pelle (HMEM) monitorata per 48 ore , test quest’ultimo integrato a un questionario e a scale di rating per la valutazione della condizione rilevata..

Sia in Germania che in Argentina sono stati registrati effetti significati che indicano un interessante miglioramento del sistema immunitario (aumento dell’Ig) oltre a una positiva attivazione del sistema cardio-circolatorio.

I ricercatori hanno sintetizzato i seguenti rilevamenti:

  • Riduzione di sintomi psicosomatici
  • Aumento di rilassamento e distensione
  • Aumento di ottimismo
  • Migliore regolazione della rabbia
  • Miglioramento delle competenze socio-affettive
  • Affetto antidepressivo
  • Cambiamento delle visioni future
  • Aumento della capacità di abbandonarsi alla vita
  • Aumento della sensibilità musicale

Per ulteriori approfondimenti si rimanda ai testi pubblicati da A. Villergas e M. Stueck Casa editrice Schibri – Collana “Biodanza nello specchio della scienza”

  1. La salute attraverso la danza
  2. Effetti e processi della Biodanza
  3. Studio degli effetti a breve e lungo temine del metodo di intervento Biodanza incentrato sulla Danza
  4. Biodanza per tutta la vita (in corso di pubblicazione) Collana Nuovi percorsi in Psicologia e Pedagogia
  5. Yoga e Biodanza nella riduzione dello stress per insegnanti
  6. Sviluppo e verifica sperimentale di un concetto per gestire le tensioni nell’insegnamento
  7. Riduzione sistematica dello stress nel contesto scolastico rinforzare l’identità e migliorare la comunicazione

Casa editrice
Verlag fur Europaische
Wissenschaften
Pabst &Science

Biodanza e disabilità

La biodanza in ambito sociale e clinico
ha dimostrato la sua efficacia

come sistema di riabilitazione esistenziale
per diverse patologie.

Sono molti gli studi sperimentali
che confermano la validità dell’intervento

della tecnica nelle seguenti aree:

Salute mentale (psicosi/schizofrenia/autismo)

 

Disabilità e differenti abilità

 

Disturbi dell'umore (depressione)

 

Disturbi correlati alle dipendenze
(alcoldipendenza/tossicodipendenza)
disturbi del comportamento alimentare

 

Terza e quarta età
(tanto nell'ambito della prevenzione,

come nell'ambito degli interventi
di riduzione del disagio)

 

Malattie neurologiche (Parkinsons/Alzheimer)



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 Il Progetto della Scuola 


 Gli Studi sperimentali  


  Biodanza e Parkinson 


 Biodanza con disabili in 
 Ricerca di senso 
 Ottobre 2010
 


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Progetto Biodanza e Disabilità

a cura della Dottoressa Cristina Canino

Emozionarsi dà accesso alla vita
e ciò ci rende disponibili
e flessibili a nuovi apprendimenti

Prof. Rolando Toro Araneda, Psicologo,
Antropologo, Creatore del Sistema Biodanza.

La Biodanza è un sistema di integrazione affettiva,
di rinnovamento organico e di riapprendimento delle funzioni originarie della vita.


Biodanza è applicata a individui affetti da disturbi e malattie psicosomatiche; a individui diversamente abili sensoriali (ipoacusici, non vedenti) e mentali (sindrome di Down, autismo, disturbi dell’umore, disturbi del comportamento); a individui affetti da disturbi gastroalimentari, alimentari, da diabete, da osteoporosi, da ipertensione arteriosa sistemica, da cardiopatie, da sindrome di Parkinson, da neoplasie, da AIDS, da tossicodipendenza.

  • Agisce sullo stimolo delle potenzialità di ognuno
  • Rafforza le emozioni sane e la loro espressione coerente con l’ambiente
  • Induce ad un apprendimento attraverso la “vivencia” (quello degli affetti ed emozioni) stimolando un’espressione autentica di sé.
  • Attiva e rinforza i propri “modelli interni” di azione e di comunicazione in relazione con ciò che accade attorno, non producendo “modelli” di movimento comunicativo, un “dover essere”, ma sì un’espressione autentica di sé.
  • Facilita una relazione d’incontro immediato con l’altro.
  • Stimola la disponibilità e l’apertura alle diverse possibilità di apprendimento.

Origine della Biodanza
La Biodanza nasce negli anni '60 nell’Ospedale Psichiatrico dell’Università Cattolica di Santiago del Cile, dove per opera del suo ideatore Rolando Toro, psicologo e antropologo cileno, diventa anche vera e propria materia di un corso universitario nel Dipartimento di Estetica della Pontificia Università Cattolica del Cile, ma principalmente porta sorrisi, movimento, connessione con la vita e valorizzazione dell’essere umano. Per il Prof. Toro i ricoverati non erano pazienti legati a un numero ai quali somministrare psicofarmaci, ma individui, esseri umani da considerare e rispettare nella loro unicità e unità psico-fisica; successivamente si rese conto che questa metodologia, essendo basata principalmente su concezioni biologiche e antropologiche, diventava accessibile a qualunque essere umano poiché racchiudeva movimenti di legame con la vita raggiungibili da tutti. Le necessità sociali di una comunicazione affettiva lo portano ad espandere questa metodologia a tutti i campi dell’espressione umana.

 

Modalità operative

  • Le lezioni di Biodanza si svolgono in gruppo e gli elementi che si utilizzano sono:
  • La danza (movimento carico di emozione-impulso all’azione),
  • La musica (stimolo che porta ad esprimere un’emozione integrata al movimento)
  • La “vivencia” (istante vissuto con intensità).

 

Gli esercizi che si realizzano per favorire queste funzioni sono ad esempio:

  • Movimento di recupero del camminare naturale;
  • Movimento di rafforzamento del sinergismo (integrazione emisfero destro e sinistro del cervello);
  • Danze ritmiche e danze con variazioni ritmiche;
  • Danze di coordinazione e sincronizzazione ritmica a due e in gruppo;
  • Giochi di vitalità;
  • Giochi di sviluppo creativo;
  • Danze creative;
  • Movimenti lenti mirati a sciogliere le tensioni del collo, spalle e fianchi
  • Danze lente che stimolano il risveglio della sensibilità all’incontro con sé e con gli altri.

 

È attraverso l’allegria del gioco che si cerca di favorire l’integrazione di ogni partecipante all’interno del gruppo.

La metodologia di Biodanza consiste nell’indurre nei partecipanti, tramite un insieme di esercizi, delle esperienze integranti vissute con grande intensità nel qui e ora, in grado di coinvolgere la cinestesia (percezione del proprio corpo in movimento) e le funzioni emozionali e viscerali, che vengono definite vivencia. Tali esercizi, oltre ad avere una valenza simbolica e psicologico-emozionale, hanno degli effetti fisiologici precisi, di seguito specificati.

Azione sul sistema nervoso autonomo, simpatico e parasimpatico – Il sistema simpatico è legato a stati di attività e di vigilanza e allo stimolo dei meccanismi istintivi di lotta e fuga, mentre il sistema parasimpatico è legato allo stato di riposo e sonno e allo stimolo dei meccanismi di rilassamento, protezione contro lo stress e riparazione organica. Gli esercizi di Biodanza che rinforzano il senso di identità, spesso accompagnati da musiche dal ritmo euforizzante, attivano il sistema simpatico, mentre quelli che inducono rilassamento, spesso accompagnati da musiche lente e dolci, attivano il parasimpatico. Lo stile di vita della nostra cultura spesso stimola le funzioni di vigilanza e attività a scapito di quello di riposo, inducendo uno squilibrio neurovegetativo. La pratica della Biodanza contribuisce quindi a stabilizzare ed armonizzare l’equilibrio neurovegetativo.

Azione sul sistema psiconeuroendocrinoimmunitario (insieme del comportamento, dei fenomeni psichici, neurologici, endocrini e immunitari)– Certi effetti che gli individui affermano di provare per effetto della vivencia (ad esempio, stimolare le motivazioni vitali, indurre tranquillità, piacere cinestesico, senso di unione con gli altri, ecc.) e di cui esistono numerosi riscontri di natura fenomenologia, sono analoghi a quelli prodotti dall’azione di alcuni neurotrasmettitori e ormoni (es. dopamina, noradrenalina, GABA, ecc.). E’ stato dimostrato, attraverso recenti studi  e ricerche a carattere empirico svolti da Marcus Stueck, psicologo e ricercatore dell’Università di Lipsia, effettuata su campioni di gruppi di praticanti di biodanza, che tali effetti corrispondono a variazioni immediatamente riscontrabili sul battito cardiaco, sulla pressione arteriosa, sulla sudorazione, sulla produzione di noradrenalina e ossitocina, sull’innalzamento del numero dei globuli bianchi, sulla temperatura corporea.

Il Sistema Biodanza può essere applicato sia con persone con difficoltà di relazione e di contatto fisico e sociale, sia con persone sane, con successo per lo sviluppo dei rapporti umani e della salute, l’accrescimento delle risorse e la prevenzione dello stress. Sviluppa l’autonomia psicofisica e aumenta la capacità di azione e l’efficienza personale. Effetti specifici si hanno nella riduzione dei disturbi psicosomatici, nella modulazione e bilanciamento dei diversi stati emozionali (es. migliore regolazione della rabbia, maggiore ottimismo) e nella riduzione dello stress. Rispetto al sistema immunitario, è stata constatata una migliore reazione immunitaria a breve e lungo termine.

Biodanza è applicata a individui affetti da disturbi e malattie psicosomatiche; a individui diversamente abili sensoriali (ipoacusici, non vedenti) e mentali (sindrome di Down, autismo, disturbi dell’umore, disturbi del comportamento); a individui affetti da disturbi gastroalimentari, alimentari, da diabete, da osteoporosi, da ipertensione arteriosa sistemica, da cardiopatie, da sindrome di Parkinson, da neoplasie, da AIDS, da tossicodipendenza.

 

Come si pratica

  • Gli esercizi di Biodanza sono accuratamente strutturati in relazione al ‘modello teorico’, e i loro effetti sono previsti e sempre sotto controllo.
  • Ci sono diversi tipi di esercizi:
  • Individuali, in coppia, in piccoli gruppi e che coinvolgono tutto il gruppo.
  • La maggior parte degli esercizi si esegue con la musica; in alcuni di essi, invece, ci si esprime mediante il canto o il silenzio.
  • Le sequenze degli esercizi seguono regole che hanno obiettivi precisi, per esempio, l’aumento della resistenza allo stress e la stimolazione delle funzioni neurovegetative.
  • La Biodanza non è praticabile individualmente; essa risulta efficace all’interno di un gruppo affettivamente integrato, il quale offre possibilità diversificate di comunicazione e funge da ‘contenitore protettivo’ per ciascuno dei partecipanti durante la realizzazione delle proposte.
  • La Biodanza non propone un modello di comportamento: ogni individuo che entra in contatto con se stesso in un processo di integrazione offre il proprio modello genetico di risposte vitali.
  • Il Sistema Biodanza è aperto alla comunità: la nozione di ‘sistema aperto’ implica forme di legami con il mondo esterno che si caratterizzano per la tolleranza nei confronti della diversità, include dunque l’umanità come tale, senza discriminazioni di razza, sesso, età, stato di salute, cultura o disponibilità di mezzi economici.

 

Obiettivi generali

  1. Espressione e rinforzo dell’Identità
  2. Sviluppo della capacità di empatia, di partecipazione, condivisione e collaborazione (integrazione del gruppo)
  3. Stimolare il riconoscimento delle proprie necessità
  4. Integrazione psicomotoria individuale
  5. Aumento dei livelli di vitalità: stimoli sul sistema simpatico.
  6. Sviluppo dell’azione e delle capacità espressive nel movimento attivo
  7. Integrazione psicomotoria – affettiva, danze armonizzanti: stimoli sul sistema parasimpatico
  8. Sviluppo dell’espressività nel movimento lento - dissoluzione delle tensioni muscolari.
  9. Permettere l’integrazione del movimento espressivo con l’emozione (superare la timidezza)
  10. Rendere possibile l’iniziativa con feedback
  11. Integrazione nella comunicazione del contatto fisico e dello sguardo con feedback.
  12. Creare le condizioni fisiche e emozionali per rendere disponibile all’apprendimento e il contatto con le attività quotidiane.

 

Tempi di svolgimento

I tempi per avere un minimo di risultati concreti sono circa 3 mesi. Gli obiettivi sono vari, ma relazionati direttamente tra loro; si svilupperanno in ogni lezione approfondendosi il punto più importante per il gruppo.

 

Modalità di verifica

Durante il percorso si prevedono verifiche attraverso l’osservazione e colloqui con i genitori

 

Logistica

Si richiede l’utilizzo di una sala di almeno 50 mq.
Per gruppi con più di dieci persone è necessaria una sala più ampia.

 

OperatoreCristina Canino

  • Dott.ssa in Psicologia clinica e di comunità.
  • Studiosa del movimento umano, delle dinamiche di gruppo e delle potenzialità creative dell'essere umano.
  • Operatice Didatta e Tutor di Biodanza Sistema Rolando Toro Araneda, specializzata nell'utilizzo della biodanza voce e percussioni e nella biodanza con bambini, adolescenti e portatori di handicap.
  • Dirige a Napoli la Scuola di Formazione SRTA di Biodanza.
  • Conduce da 10 anni gruppi esperienziali e seminari a Napoli e in diverse città d'Italia.

Contatti
366.1054695
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L'incontro esperienziale di Biodanza
ci permetterà attraverso strumenti semplici,
quali la musica ed il movimento in gruppo,
di ascoltarci nel profondo,
di individuare il nostro obbiettivo,
e trovare la strada più semplice
per raggiungerlo